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OH Omar Handouk
Hacker Etico · 29 agosto 2025

Cyber shock globale: la campagna Salt Typhoon e l'ombra di Pechino sulle dorsali Internet

Negli ultimi giorni, la comunità internazionale è stata scossa da un allarme senza precedenti: una vasta campagna di cyber-spionaggio, attribuita ad hacker legati all'intelligence cinese, avrebbe compromesso le dorsali Internet e le infrastrutture critiche di oltre 80 Paesi nel mondo. L'operazione, ribattezzata Salt Typhoon, è stata descritta dall'FBI come una delle più significative violazioni nella storia del cyberspazio.

L'allarme dell'FBI: un'operazione globale

Secondo un dossier reso pubblico dall'FBI e riportato dal Washington Post, il gruppo Salt Typhoon avrebbe preso di mira aziende di telecomunicazioni, provider Internet e operatori di infrastrutture critiche. Le intrusioni hanno colpito più di 600 imprese a livello globale, con un impatto diretto anche sugli Stati Uniti e sugli alleati europei. Secondo il Wall Street Journal, gli hacker avrebbero avuto accesso a oltre un milione di registri delle chiamate, intercettando metadati, comunicazioni private e persino informazioni provenienti dai sistemi di intercettazione giudiziaria.

La risposta internazionale

La portata dell'attacco ha spinto una coalizione internazionale — formata da Stati Uniti, Paesi del blocco Five Eyes, Germania, Italia, Giappone e altri — a puntare il dito contro tre società cinesi accusate di aver supportato l'operazione: Sichuan Juxinhe Network Technology, Beijing Huanyu Tianqiong Information Technology e Sichuan Zhixin Ruijie Network Technology. Secondo Reuters, queste aziende avrebbero fornito supporto tecnico e logistico agli hacker, consentendo loro di mantenere l'accesso prolungato alle reti colpite.

Tecniche di attacco: router e dorsali sotto tiro

Un'inchiesta di Wired spiega che gli hacker non si sono limitati a violare software aziendali, ma hanno sfruttato vulnerabilità nei router Cisco e in altri dispositivi di rete, riuscendo così a infiltrarsi direttamente nelle dorsali Internet. Gli analisti di CrowdStrike parlano di una strategia di lungo periodo: gruppi affiliati al Ministero della Sicurezza dello Stato cinese e all'Esercito Popolare di Liberazione avrebbero adottato un modello hacker-for-hire, ossia l'uso di contractor e società private per mascherare le proprie operazioni.

Conclusioni: un campanello d'allarme per tutti

Il caso Salt Typhoon rappresenta un campanello d'allarme globale. Se confermato, dimostrerebbe che non esistono più confini sicuri nel cyberspazio: le dorsali di Internet, ossia la spina dorsale delle nostre comunicazioni, possono diventare vulnerabili strumenti di controllo e spionaggio. Per governi e imprese si tratta di una sfida cruciale: investire in cyber-difesa, monitorare costantemente le infrastrutture critiche e rafforzare le alleanze internazionali. Fonti: Washington Post, Wall Street Journal, Reuters, Wired, CrowdStrike.

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